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Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
Stupendo silent book, albo sul viaggio, la partenza, la memoria, la nostalgia.
Un volume senza parole può raccontarti ogni volta una storia diversa. Soprattutto quando i disegni sono fenomenali. Da gustare con gli occhi e non solo.
Incredibile capacità di raccontare eventi ed emozioni con il solo disegno, senza parole, oscillante tra il realismo ed il surreale, ma ancorato alla credibilità di un mondo in cui potremmo riconoscerci, pur se monocromo. Ritmo quasi cinematografico, con perfette sequenze ed inquadrature dal dettaglio al campo lungo, e mai banale. Difficile trovare paragoni con altri silent book.
Recensioni
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(…) L’Approdo è un silent book (…) che ha mietuto successi e premi, mettendo d’accordo pubblico e critica che hanno reso l’opera una sorta di prototipo mitico sia come albo illustrato per bambini, sia come graphic novel sofisticato per adulti. Ha anche l’indiscutibile merito di affrontare il tema delicato e controverso dell’emigrazione seppur con una delicatezza dapprima gradevole e poi fin troppo estenuata.
A rendere strepitoso il lavoro di Tan è il combinato disposto della tecnica realizzativa delle illustrazioni e delle soluzioni di montaggio e ritmo narrativo. L’indubbia carica emotiva, che scaturisce della scelta di lasciare il proprio paese e la propria famiglia in cerca di una nuova vita e di una nuova libertà, favorisce l’immedesimazione con il protagonista, dilata lo straniamento nei confronti della rappresentazione di un mondo pieno di rimandi al tempo stesso realistici e fantastici e costringe alla totale immersione nelle superbe illustrazioni a mezza tinta, seppiate come vecchie fotografie, espediente di grande effetto nel creare un’atmosfera di nostalgia. Straordinario è poi il trattamento visivo dell’albo che rende metafora l’universo visivo e sublima accadimenti, lasciando nel lettore la sensazione di trovarsi di fronte a una realtà possibile e tangibile: una sorta di libro pop-up bidimensionale dalle venature surreal-pop sostenute da una ricerca che trova le sue radici dichiarate nel cinema neorealista italiano. De Sica innanzitutto con Ladri di biciclette e Miracolo a Milano, che Tan omaggia consciamente e inconsciamente. Un piccolo capolavoro dove tutto, plot e tecnica grafico-narrativa, funziona come una perfetta macchina della stupefazione che sembra nascondere, però, una visione edulcorata della tragedia dell’emigrare. (…) Tutto ciò che non è conosciuto è incredibilmente e piacevolmente scioccante, metafora di una cultura altra e assolutamente positiva, accogliente e votata non tanto al melting pot culturale quanto a un assorbimento apparentemente indolore delle diversità come in una pax romana.
L’uomo che fugge, scappa da una cortina di ferro che è sì inquietante, ma la minaccia è rappresentata da un male così altamente metaforizzato e sublimato da non essere più nemmeno lontanamente spaventoso. Anche i racconti potenzialmente terribili degli altri emigrati, che non esitano ad aiutare l’ultimo arrivato, risultano completamente anestetizzati dal nuovo presente e dal ridente futuro offerto dalla nuova patria. (…). L’approdo diventa un’opera compiuta e inscrivibile tra le categorie del fantastico e dell’illusione, un’opera con un patrimonio d’immaginazione a cui tendere, un mondo che, se pur non esiste, è stato da sempre sognato. E nel sogno, adulti e bambini hanno gli stessi strumenti per orientarsi o perdersi.
Recensione di Erik Balzaretti
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