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Anno edizione: 2012
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Grazie Marco. sei come il paesello natio quando ci si torna dopo anni. Magari è bruttarello, ma ti da una grande pace interiore. I libri di Malvaldi mi fanno questo effetto. Ha creato un'atmosfera familiare, che si rinnova in ogni libro e che ti accoglie con calore e ospitalità. Lo accosto moltissimo a Camilleri, del quale auspico l'immortalità affinchè mi garantisca il mio annuale Montalbano. Anche a Malvaldi faccio eguale auspicio, a patto che mi garantisca l'annuale libro sul club dei vecchietti
Pensare e sorridere, pensare è sorridere; quando questi due verbi si innestano, con o senza l'accento sull'ausiliare, in quel deposito di attese e curiosità che è la biografia di un lettore attento, allora niente può sconfessare o tradire l'idea che un libro sia il miglior alleato contro la sensatissima mediocrità di cui è tessuta la vita. Primo libro di Malvaldi che mi accade di incontrare, e lo premio senza esitazioni. Un taglio di intelligenza sottile nell'anagrafe di un'amicizia che non smette mai di oscillare fra il lievito dell'arguzia più profonda e le dinamiche della scemenza più aperta (credo che le due cose si tengono a vicenda, ammesso che non siano spesso la stessa cosa). Una specie di svago rallentato, di noia troppo condivisa, alimentano questa storia fino alle soglie di un pericolo concreto. Dalla casualità più giocata uscirà fuori la complessità di tutto un passato, in un intaglio di gustosissima sapienza che fra rimandi biblici, dimagrimenti visionari, chimica ben addestrata e lazzi da combriccola alla Monicelli, svelerà un vecchio mistero ormai consegnato alla polvere degli archivi. Perché se si può anche intuire "la faccia che avrebbe avuto Hegel un attimo dopo che gli avessero rubato la macchina"; se si può certo condividere che "se gli imbecilli volassero bisognerebbe dalli da mangiare con la fionda", se si può anche accettare che poche cose sono più folli "di un fantino a dieta", è tuttavia importante che una verità abiti un ordine, una giustizia, un suo senso autentico nel paesaggio delle cronache umane "prima che un refolo diventi un tornado". Bello, bello davvero, e molto molto bello il test finale nel quale Malvaldi scopre in modo fin troppo chiaro i meccanismi con cui l'inesatto penetri nelle maglie del troppo certo, smaccandolo. Intelligenza sparsa sulle pagine, svelta, generosa e invidiabile. Magnifico...
I libri di Maravaldi li avevo osservati in libreria e in varie recensioni, ma mai letti. Ora, dopo la lettura di La carta più alta, mi sono posto l'obiettivo di inserirlo nelle mie prossime letture. Si è trattato di una piacevole sorpresa. La narrazione scorre leggera, fresca, rilassante e divertente. Sono curioso di leggere cosa combinano nel prossimo libro il "barrista" Massimo ed i simpatici quattro vecchietti.
Recensioni
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Dopo la felice digressione ottocentesca di Odore di chiuso, Malvaldi scende da Roccapendente, teatro delle vicende che in quel libro vedevano Pellegrino Artusi alle prese con un delitto, e torna al languore balneare e un po’ indolente di Pineta, luogo di finzione che chiunque abbia letto un romanzo di Malvaldi sente di conoscere come fosse reale.
“Balneare” e “Indolente” sono aggettivi che scadono come un litro di latte lasciato fuori dal frigo in agosto, però, quando fra i profumi di resina e le schiume decorate sopra ai cappuccini si comincia a sentir puzza di bruciato: una morte di vent’anni prima, archiviata come naturale, si ripropone fra i tavoli del BarLume, simile ad una brioche stantìa che torni su a far sentire un saporaccio molte ore dopo che l’abbiamo trangugiata senza il minimo sospetto.
Gli investigatori: Ampelio, Aldo il ristoratore, Il Rimediotti e il Del Tacca del Comune.
Questi quattro ineffabili gourmet di semolino stanno sulla pagina con la disinvolta allure di un A-Team di ottuagenari, pronti ad ogni piè sospinto a rivendicare il loro diritto a mangiare – ché mangiare gli garba parecchio – a “giocà” a carte e fumare qualche sigaretta: arrivati al punto in cui sono arrivati, l’invulnerabilità è a un passo, anche quando si è alti come una damigiana e si pesa quanto un canterale.
A fare da contrappunto al loro incessante borbottìo, che sparge fiele sulle cose del mondo facendoci nel contempo ammazzare dalle risate, c’è Massimo, che ha da poco cambiato casa, ha divorziato, ha perso la sua banconista preferita, Tiziana, e ha una vicina di casa (soprannominata “Il gorgonoide”) che frigge dalla mattina alla sera alimenti non meglio precisati in oli non meglio precisati, impestando l’aria e guastando al nostro barrista l’umore mattutino.
Massimo farebbe volentieri a meno di cacciare il naso in una storia vecchia di vent’anni, e della quale non è affatto convinto. Ma il caso ci mette lo zampino, e un’inarrestabile catena di eventi scalda i motori per mettersi in moto come un diesel: lenta ed inesorabile.
Il vecchio Carratori, proprietario di una villa venduta in nuda proprietà e decisamente sottoprezzo, è morto nel giro di poche settimane dopo aver concluso quella transazione, apparentemente a causa di un tumore velocissimo e dall’esito inappellabile.
Ma allora perché la sua morte, riletta alla distanza assieme alle conseguenze che ha generato, assume contorni tanto ambigui e farraginosi? Ampelio & Co. non hanno dubbi: c’è lo zampino di qualcuno, dietro quella vicenda.
A mettere la ciliegina sulla torta al curaro che i quattro vecchietti stanno cucinando per Massimo, ci penserà un incidente, banale ma dalle conseguenze nefaste: il barrista mette un piede in fallo, inciampa in una radice e si rompe il legamento crociato, vedendosi così costretto ad una lunga convalescenza nello stesso ospedale in cui il Carratori spirò. E allora, in mancanza di libri gialli con i quali alleviare un po’ della noia che pervade le stanze, a cosa si può dedicare la fertile, tonica immaginazione di un barrista dalla mente svelta a trarre conclusioni quanto il braccio lo è a servire i caffè?
La carta più alta riesce in una di quelle alchimie cui il chimico Malvaldi ci ha abituati: imbastendo un intreccio godibile e ben strutturato che viaggia in parallelo alla splendida caratterizzazione dei personaggi e ai loro esilaranti dialoghi.
Si ride, ci si immedesima e si vuol bene a Massimo e ai suoi fantastici quattro, mentre già pregustiamo un prossimo episodio: ma in questo resteremo probabilmente delusi, perché Malvaldi ha dichiarato che La carta più alta sarà l’ultimo romanzo del ciclo dedicato al Barlume di Pineta.
A cura di Wuz.it
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