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A Parigi, nel novembre 1938, presso l'ambasciata tedesca, viene ferito gravemente, da un ebreo polacco, un esponente di spicco del governo tedesco. A Berlino, e in tutta la Germania, scatta la caccia all'ebreo. Otto Silberman, il protagonista del romanzo, riesce a sfuggire alla furia della belva nazista. Otto è un ricco commerciante ebreo, ben integrato nella società tedesca, ha combattuto al fronte nella Prima Guerra Mondiale, è stato insignito con la croce di ferro. A Berlino si dice che agli ebrei si dovrebbe imporre di portare una fascia gialla intorno al braccio per non confonderli con gli ariani. Otto fugge, salta sul primo treno ed inizia a viaggiare, sempre in treno, da una città all'altra della Germania. Sillerman si ritiene fortunato per non avere "nessuna delle caratteristiche somatiche che, secondo la dottrina degli studiosi della razza, contraddistinguerebbero un ebreo". Riesce ad attraversare il confine con il Belgio, ma i gendarmi lo catturano e lo riportano in Belgio. Sono sordi al suo grido di dolore (l'Europa nel 1938 non fece nulla per fermare l'ondata antisemitica nazista). Allo stremo delle forze, dopo una settimana, Otto si fa arrestare, rinchiuso in carcere, privato di ogni speranza, inizia a delirare. "Non voglio restare qui. Voglio andarmene...! Alle sette parte un treno per Aquisgrana...alle otto e dieci uno per Norimberga...alle nove e venti uno per Amburgo...alle dieci uno per Dresda...Ci sono tantissimi treni...treni a non finire...Voglio andare via!" Oggi nell'anno 2019 ad essere braccati, in Europa, sono i migranti clandestini; non c'è più bisogno della fascia gialla. Si riconoscono dal colore della pelle.
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